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IL MUSEO DELLA PENTOLA
Le radici di una azienda, quando affondano nella storia, diventano patrimonio della collettività.
Il desiderio di mantenere viva la
memoria di quasi cent’anni di attività produttiva ha spinto la famiglia Agnelli ad allestire un particolarissimo Museo della Pentola proprio
all’interno della SAPS (Centro ricerche per lo studio di materiali e forme degli strumenti di cottura) e non poteva esserci sede più
appropriata.
Al piano terreno è stata riprodotta fedelmente l’officina dei primi del ‘900.
L’impianto elettrico con le lampade dell’epoca,
i serramenti originali della storica sede di via Fantoni nel centro cittadino e quell’inconfondibile odore di metallo che sembra aver
impregnato l’aria trasmettono subito al visitatore la sensazione di aver varcato la soglia invisibile del tempo.
Taglierine e piegatrici, torni in lastra e bordatrici, trance e persino una pressa Schuler degli anni ’20 tuttora funzionante costituiscono
un ideale percorso nel passato per capire in che modo venivano fabbricate le pentole, soprattutto permettono di tracciare un confronto
con le moderne metodologie di produzione: per scoprire con sorpresa che la tecnologia non ha stravolto del tutto le cose come in altri settori.
Curioso e ben assortito l’angolo dedicato a manici e
maniglie dove un crogiolo del 1922 mostra come dagli scarti fusi dei dischi e delle lamiere si ricavassero le forme più
svariate, versando allo stato liquido l’alluminio nelle apposite conchiglie.
Al piano superiore si trovano le pentole, provenienti dalla collezione della famiglia Agnelli, di tutte le fogge ma
improntate soprattutto alla funzionalità: dalla Pentola Quadrifoglio del 1936, in grado di cuocere
contemporaneamente 5 differenti pietanze, alla Pentola Problem del 1938, con diverse griglie per
cotture a vapore ed il coperchio, da usare anch’esso come casseruola, a chiusura ermetica, fino al tegame per la cottura dolce delle uova, dove il calore era
trasmesso dall’acqua bollente introdotta proprio all’interno del fondo del recipiente attraverso un piccolo
foro, ma anche gavette, portavivande a scomparti, piatti e addirittura grattugie per il formaggio.
Si trovano esemplari anche della Caffettiera alla Turca del 1925, per cui per la prima volta sul tornio venne adottata una apposita forma
segmentata, in grado di permettere la lavorazione di sagome non solo
cilindriche ma anche più ardite dal punto di vista del design, o ancora
del primissimo Fornello a Spirito, brevettato, per l’utilizzo da campo,
tutti utensili che, allora, rappresentarono una vera e propria rivoluzione
delle abitudini e dei costumi.
C’è spazio persino per i giocattoli, come
dimostra la Cucinetta per Bambini del 1938, costituita da un pensile
di legno e da 8 diverse pentole in miniatura, ricreata anche grazie ad
alcuni appassionati collezionisti che hanno voluto contribuire con
generosità all’allestimento di questo museo unico nel suo genere.
Oltre alle pentole, a testimonianza dei tempi che furono, troviamo degli
Elmetti Militari della seconda guerra mondiale, destinati alle parate dei
reduci, realizzati per ottenere dal governo di allora la fornitura di alluminio
nonostante fosse razionato.
Il diploma e la cassetta di Maestro Orafo sono alcune delle tante rarità
della collezione: appartenute a Baldassare Agnelli quando, per conto
d’altri, andò all’estero per imparare a lavorare l’alluminio, materiale
considerato nobile all’epoca (basti pensare alla
corona di Cristiano X di Danimarca o alle posate
di Napoleone III) e decise poi di tornare per
mettersi in proprio, intuendo la conversione
industriale che questo metallo avrebbe avuto,
dando quindi origine alla storia dell’azienda che
ancora oggi porta il suo nome: tra i suoi primi
clienti, Cucirini Cantoni e Pirelli, per citarne
alcuni.
Proprio per Pirelli, Baldassare Agnelli
produsse in serie i tubi d’alluminio, per la
costruzione delle camere d’aria delle biciclette di
allora, presenti nel museo insieme alla
documentazione attestante lo scambio epistolare
datato 1913.
Registri delle fatture e delle lettere
del 1918, il calcolatore universale del 1924 ed
altri numerosi documenti d’epoca sono conservati
e possono essere consultati.