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LE FASI DI PRODUZIONE DI UNA PENTOLA
Per le pentole di metallo le principali fasi di produzione
sono le seguenti:
L’elemento base è il disco con caratteristiche qualitative
(purezza del metallo) e dimensionali (diametro e spessore)
predefinite.
Nel caso di recipienti di forma rettangolare si parte invece
dal quadro ed è richiesta durante la lavorazione,
successivamente allo stampaggio, la tranciatura delle parti
in eccedenza.
Stampaggio o tornitura
La pressa stampa il disco che assume, in una versione grezza,
la forma voluta.
Successivamente si effettua la rifinitura per
eliminare le imperfezioni e la pulitura che gli conferisce
l’aspetto definitivo. Per le pentole in acciaio è necessaria una
ulteriore fase di lavorazione detta lucidatura, per conferire al
metallo la sua tipica brillantezza.
Rispetto allo stampaggio consente una agevole e più veloce
predisposizione della macchina, facilitando pertanto durante
la produzione il passaggio da una misura ad un’altra in
tempi minori. Si svolge attraverso la pressione di un braccio
sulla lamiera a freddo, che viene modellata ruotando sulla
forma di uno stampo sottostante (concetto del tutto simile
alla lavorazione manuale della creta).
I moderni torni automatici consentono con l’ausilio del
computer la realizzazione di pezzi identici gli uni agli altri,
mentre i torni manuali dipendono ancora dall’esperienza
e dalla mano dell’operatore.
Nel caso dell’alluminio segue il passaggio nel tunnel
di decapaggio, garanzia di pulizia al fine di ottenere
un recipiente idoneo al contatto alimentare.
Manicatura
Manici e maniglie devono rispondere a importanti requisiti per consentire un utilizzo
professionale sicuro ed efficace.
Innanzitutto devono essere di un materiale non conduttore
di calore, per preservare l’utilizzatore dal rischio di scottature: ad esempio sono spesso
impiegati tubolari in acciaio inox.
Le plastiche in genere trovano largo impiego solo nei
prodotti di uso domestico, visto che nella cucina professionale le alte temperature, il lungo
tempo di esposizione e la dimensione dei fuochi potrebbero compromettere le maniglie.
Il design non deve trarre in inganno, piuttosto vanno valutati aspetti più funzionali quali
la sicurezza dell’impugnatura e la stabilità dell’attacco: vanno verificati pertanto i punti
di saldatura o il numero di rivetti con cui i manici sono applicati al corpo del recipiente.
Infine bisogna tenere conto della facilità di pulizia.
L’applicazione di manici e maniglie nelle pentole in rame e alluminio avviene inchiodando
gli stessi al corpo della pentola tramite rivetti in lega particolarmente resistenti (AG5) o dello
stesso metallo del contenitore.
Per l’acciaio invece, trattandosi di materiale molto duro, le
maniglie vengono saldate direttamente al corpo della pentola. Va accertato in entrambi i casi
che il numero dei punti di attacco sia proporzionale alle dimensione del recipiente e per
garantire robustezza e resistenza va valutata la dimensione dei rivetti.
Manici e maniglie sono per lo più realizzati in acciaio, in modo tale da preservare il più
possibile dal rischio di scottature. Solo nel caso del rame, per un fattore di tradizione ed
estetica, si preferisce l’utilizzo di manici e maniglie in ottone.
Fondo termodiffusore e induzione
Le pentole in acciaio sono provviste di un fondo detto “termodiffusore”
in grado di sopperire alla scarsa conduttività di calore di questo metallo.
Il procedimento consiste nell’applicare un disco di alluminio di forte
spessore (6-7 mm.) sul fondo della pentola facendolo aderire con un
processo di saldo-brasatura.
Applicato un secondo, questa volta in acciaio, sul quale viene esercitata
una forte pressione ad alta temperatura che ne facilita l’aderenza; di qui
il nome di “sandwich bottom”.
La composizione ferritica di tale disco
supplementare fa sì che la pentola sia utilizzabile anche per la cottura
ad induzione. Con un metodo differente, la coniatura, è altresì possibile
incastonare un disco di acciaio ferritico nel fondo esterno di un recipiente
in alluminio, così da renderlo anch’esso idoneo all’uso sulle moderne fonti
di calore ad induzione elettromagnetica.
Rivestimenti antiaderenti
Alcuni recipienti possono essere rivestiti al loro interno con
un film di materiale plastico (PTFE) che conferisce proprietà
di antiaderenza tali da permettere un minor utilizzo di grassi
in cottura ed una maggior facilità di rigoverno.
La lavorazione prevede una fase iniziale di preparazione del
metallo su cui verrà applicato il rivestimento: pulitura o
sgrassaggio, sabbiatura.
Successivamente si procede all’effettiva applicazione,
normalmente a più strati e fino al raggiungimento di uno
spessore tale da rendere il massimo delle prestazioni non solo
di resistenza all’attrito ma anche di durata nel tempo.
Oggi si utilizzano due distinte metodologie d’applicazione,
con risultati assai differenti in termini di qualità:
RULLATO:
consiste nell’applicazione del rivestimento direttamente tramite
passaggi a rullo sul disco, cioè prima che la pentola abbia
assunto la sua forma definitiva.
Questo consente di risparmiare
sui costi di lavorazione, a scapito però della qualità
e della durata del prodotto. Inoltre durante lo
stampaggio è possibile che il rivestimento in alcuni
punti si indebolisca e sia soggetto a sfogliarsi.
Questo tipo di lavorazione è impiegato unicamente
per la realizzazione di prodotti destinati all’uso
domestico. È facilmente riconoscibile da striature
orizzontali presenti sulla superficie.
SPRUZZATO:

viene applicato spruzzando il materiale con appositi
apparecchi direttamente sulla parte interna del corpo
già stampato nella sua forma definitiva, evitando
perciò che ulteriori lavorazioni sul pezzo ne
compromettano l’attaccatura. È la tecnica più efficace
per ottenere la massima qualità possibile, è pertanto
fondamentale nella produzione di articoli destinati ad
un utilizzo professionale. L’uniformità della superficie,
quasi granulare, ne contraddistingue l’aspetto.
La creazione di rivestimenti contenenti particelle di
minerale duro ne ha sensibilmente incrementato la
resistenza anche all’azione abrasiva dei normali utensili
metallici, prolungando quindi la durata dei prodotti
fino a dieci volte rispetto a quelli tradizionali.
In ogni caso se il rivestimento dovesse consumarsi
o danneggiarsi con l’uso è necessario sostituirlo.
Stagnatura del rame
Il rame viene normalmente rivestito con un materiale
inerte: lo stagno, che è un buon conduttore di calore.
Il metodo di stagnatura migliore è ancora quello
artigianale, su fucina, con stagno vergine.
La lavorazione richiede che
la superficie venga prima spazzolata, per facilitare l’adesione dello stagno
al rame riscaldato.
Il recipiente viene posto sulla fucina fino a raggiungere
la temperatura di fusione dello stagno, quindi viene passato sulle
superfici interne un pane di stagno, che fonde come un pezzo di burro.
Infine si distribuisce uniformemente lo stagno sulle pareti, rimuovendo
la quantità in eccesso con un batuffolo di ovatta. Il recipiente così
stagnato viene quindi immerso in un bagno d’acqua bollente per pulirlo
e permettere al rivestimento di fissarsi.
La stagnatura può essere ripetuta
più volte nel tempo, pertanto la durata della pentola è eterna.