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 PIETRA OLLARE 

È eccezionale per quelle cotture lunghissime a fiamma molto moderata: dalle zuppe ai brasati, dagli stracotti alla polenta.

Storia
Nei tempi in cui l’artigianato della pietra ollare era fiorente, nelle case dei paesi lungo l’arco alpino, il laveggio (questo era il nome del contenitore di pietra) era l’unica pentola in uso. Le famiglie ne avevano disponibili almeno una serie costituita da tre pezzi: piccola, media e grande.
Venivano lavorate scavando a scalpello il blocco di pietra fino a ricavarne la pentola.
Il tipo di pietra cosiddetta ollare (dal latino olla) è un serpentino, presente in abbondanza soprattutto in Valtellina.

Capacità di condurre il calore: la particolare struttura di questo materiale naturale, ricco di microscopiche intercapedini, permette una straordinaria capacità di mantenere e conservare il calore.
Pertanto, pur impiegando molto tempo a scaldarsi, una volta raggiunta la temperatura desiderata, è in grado di mantenerla a lungo.
Peso specifico: considerevole dato il tipo di materiale e lo spessore.
Durata: è un materiale estremamente fragile, quindi vanno evitati urti e colpi violenti; teme gli shock termici, repentine variazioni di calore (non posare i recipienti su piani freddi dopo averli tolti dalla fiamma).
Convenienza: l'estrema fragilità ed il costo la rendono accessibile a pochi.
Aspetto: tra i vari materiali naturali ha la caratteristica di essere estremamente impermeabile, non necessita quindi di alcuna smaltatura o rivestimento, a vantaggio dell’igiene e della salvaguardia dei sapori della tradizione, oltre a dare una sensazione di tradizione.
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